I gurunsi, il villaggio e gli spiriti
A sud e a ovest dell'altopiano mossi vive un insieme di popoli che i vicini hanno riunito sotto il nome gurunsi, un termine dato dall'esterno e in origine spregiativo. Loro si chiamano nuna, winiama, nunuma, kassena, lela e in molti altri modi, e nella lingua kassena la parola indica chi è originario del luogo. Sono gruppi autoctoni, e alcuni sarebbero giunti dal nord del Ghana all'inizio del XV secolo, dalle terre in cui fioriva l'antica civiltà komaland. Pur nelle loro differenze parlano tutti lingue voltaiche.
La maggior parte dei gurunsi non ha un potere centrale né una gerarchia di capi, e vive in comunità di villaggio. La struttura sociale non è per questo semplice, anzi è ricca e articolata, fatta di intrecciati legami di parentela, di una minuziosa ripartizione di diritti e doveri nella famiglia e nel gruppo, del valore attribuito alla mitologia e alla sacralità della terra, delle classi di età e delle iniziazioni.
Coltivano la terra e allevano il bestiame. Un detto locale racconta che, quando Dio creò il lyélè, gli affidò la daba, la zappa per lavorare la terra, e il bastone del pastore. Divisi per clan, vivono in gruppi familiari nelle concessioni, insiemi di case e granai in terra cruda raccolti e chiusi verso l'esterno. Al centro, nella corte, all'aperto si svolge gran parte della vita quotidiana e delle cerimonie della tradizione.
In queste comunità il legame con la terra e con gli antenati resta vivo, e la tradizione continua a segnare i ritmi delle giornate, con cerimonie propiziatorie fatte di sacrifici, danze e riti. I nuna, i winiama e i nunuma sono abili scultori del legno, e le loro maschere, dipinte o no, hanno lasciato un segno anche in quelle dei vicini bwa e mossi.
Statua propiziatoria della danzatrice
Presso i nuna, uno dei popoli riuniti sotto il nome gurunsi, statue come questa erano affidate ai vuru, gli specialisti rituali capaci di rivolgersi agli spiriti della brousse per ottenerne protezione e responsi. La figura raffigura una danzatrice, con numerose scarificazioni sul volto e sul ventre, e l'intero corpo è ricoperto dal materiale delle offerte. La testa rotonda, la posa e le cicatrici incise sono tratti tipici della scultura nuna.
Riferimento di catalogo n. 025
Tipo di oggetto statuetta, figura femminile
Etnia gurunsi, gruppo nuna, Burkina Faso
Luogo di provenienza territorio di Pô, dintorni di Tiébélé
Materiale legno, materiale sacrificale
Dimensioni altezza 58 cm
Maschera del facocero
Fra i kassena, un altro dei gruppi gurunsi, questa maschera raffigura un facocero, con gli occhi globulari a cerchi concentrici, le zanne e la grande bocca. Il richiamo all'animale è spesso un legame totemico con gli spiriti degli antenati del clan. Colorata di bianco, nero e rosso a motivi geometrici, compare nelle cerimonie della tradizione con funzione di controllo rituale, e chi la indossa nella danza ne imita il comportamento.
Riferimento di catalogo n. 026
Tipo di oggetto maschera zoomorfa
Etnia gurunsi, gruppo kassena, Burkina Faso
Luogo di provenienza Dano, provincia di Bougouriba
Materiale legno, pigmento
Dimensioni altezza 48,5 cm
Maschera dell'antilope
Anche questa maschera kassena richiama, attraverso l'animale, gli spiriti degli antenati del clan. Raffigura probabilmente un'antilope, in forma sintetica e priva dei tratti del viso, dove spiccano solo le corna, un motivo dentato che scende dal capo al mento e tre fessure per lato. Una barba di fibre vegetali orna la parte inferiore, e i colori rosso, nero e bianco si dispongono a strati alternati. Compare ai funerali e prima del raccolto, e nello stile si avvertono richiami dogon e kurumba.
Riferimento di catalogo n. 027
Tipo di oggetto maschera zoomorfa
Etnia gurunsi, gruppo kassena, Burkina Faso
Luogo di provenienza Dano, provincia di Bougouriba
Materiale legno, pigmento, fibre vegetali
Dimensioni altezza 58 cm
Maschera a tavola dello spirito della brousse
Le maschere di questo tipo danno forma agli spiriti della brousse legati al culto degli antenati, e a essi il gruppo chiede benedizione e protezione con danze e cerimonie. Sopra il muso dell'animale si alza un'ampia tavola sormontata da una piccola figura femminile, forse segno di fecondità. Gli occhi sporgenti sono cerchiati da anelli concentrici e la grande bocca ha un'apertura che permette a chi la porta di vedere. I motivi geometrici a triangoli, in bianco, nero e rosso, decorano anche il retro a scacchiera. È una maschera gurunsi lyélè del nord.
Riferimento di catalogo n. 028
Tipo di oggetto maschera a tavola (paletta)
Etnia gurunsi, Burkina Faso
Luogo di provenienza Batondo, territorio di Réo
Materiale legno, pigmento
Dimensioni altezza 125 cm
Bracciali in bronzo
Oltre a ornare uomini e donne, i bracciali più massicci accompagnavano la dote e proteggevano dagli spiriti maligni del suolo, e talvolta le loro dimensioni dicevano la ricchezza e il prestigio di chi li portava. Sono sei pezzi, tutti incisi con motivi diversi, e i tre chiusi hanno una parte mobile a incastro. Sono realizzati per fusione a cera persa, mentre il più grande potrebbe essere forgiato. I due maggiori sono forse peul, gli altri gurunsi.
Riferimento di catalogo n. 029
Tipo di oggetto bracciali
Etnia gurunsi e peul (fulbe), Burkina Faso
Luogo di provenienza non noto
Materiale bronzo
Dimensioni da 5x9,5 a 12x13,5 cm
Balafong
Il balafong accompagna molte cerimonie, il culto e i riti della tradizione, e presso alcune comunità è indispensabile ai grandi funerali, dove sostiene il racconto del griot, il signore della parola, in lode del defunto, della famiglia e degli antenati. È fatto di lamelle di legno di diversa lunghezza e spessore, poste sopra zucche vuote che fanno da cassa armonica, e si suona con due martelletti di legno. Diffuso in tutta l'Africa occidentale e di probabile origine senufo, cambia materiale, forma e suono da un'etnia all'altra.
Riferimento di catalogo n. 030
Tipo di oggetto strumento musicale, balafong
Etnia gurunsi, Burkina Faso
Luogo di provenienza provincia di Sanguié
Materiale legno, zucca, cordame
Dimensioni campo lamelle, lunghezza 106 cm, larghezza 63 cm
Maschera dell'uccello kalao
Il kalao è un uccello sacro, protettore del gruppo, e la maschera che lo raffigura diventa un centro che attira le energie soprannaturali favorevoli al clan, verso cui gli spiriti volano dalla brousse per portare benedizione e protezione. Su un ovale piatto, con occhi a cerchi concentrici e bocca rotonda aperta, dalla base della tavola sporgono la testa e il robusto becco dell'uccello, che arriva fino tra gli occhi. La lavorazione è colorata in bianco, nero e rosso.
Riferimento di catalogo n. 031
Tipo di oggetto maschera a tavola (paletta)
Etnia gurunsi, Burkina Faso
Luogo di provenienza territorio di Réo, provincia di Sanguié
Materiale legno, pigmento
Dimensioni altezza 196 cm
Maschera del kalao e del serpente
In questa maschera due animali sacri si uniscono, il kalao, protettore del gruppo, e il serpente, onorato come veicolo e incarnazione delle potenze spirituali del sottosuolo. Il volto ha occhi a cerchi concentrici e una grande bocca dentata e aperta, e sulla tavola si sovrappongono la testa dal grosso becco del kalao e il serpente. I motivi geometrici a triangoli e rombi sono colorati in bianco, nero e rosso, e la maschera è dotata di un supporto da tenere in mano. Viene usata in cerimonie con danze propiziatorie.
Riferimento di catalogo n. 032
Tipo di oggetto maschera a tavola (paletta)
Etnia gurunsi, Burkina Faso
Luogo di provenienza territorio di Leo
Materiale legno, pigmento
Dimensioni altezza 147 cm
Maschera copricapo dello sciacallo
Questa maschera, portata sul capo, raffigura probabilmente uno sciacallo, uno spirito della brousse legato al culto degli antenati, reso in modo piuttosto naturale. Ha occhi globulari a cerchi concentrici, orecchie ben modellate e un grugno prominente con la bocca aperta fino all'interno, mentre una sporgenza verticale divide il muso dalla fronte alla bocca. La decorazione in bianco, nero e rosso è geometrica e un poco più libera. Chi la indossa nella danza ne imita i movimenti, e compare soprattutto nelle cerimonie agricole e funerarie.
Riferimento di catalogo n. 033
Tipo di oggetto maschera copricapo
Etnia gurunsi, Burkina Faso
Luogo di provenienza territorio di Réo, provincia di Sanguié
Materiale legno, pigmento
Dimensioni altezza 48,5 cm
Canari, il recipiente per l'acqua
Il canari è il tipico recipiente per l'acqua, con l'ampia apertura svasata, costruito a mano ed essiccato, e grazie alla traspirazione mantiene l'acqua più fresca dell'aria intorno. Nelle società africane il vasellame accompagna la vita domestica e le cerimonie, e ogni forma ha un suo uso preciso. La lavorazione della terracotta è di norma opera delle donne, all'interno della famiglia, dalla raccolta dell'argilla fino all'essiccazione al sole o in semplici forni a legna, e parte della produzione, venduta al mercato, resta un guadagno della donna.
Riferimento di catalogo n. 034
Tipo di oggetto vaso recipiente (canari)
Etnia gurunsi, Burkina Faso
Luogo di provenienza provincia di Sanguié
Materiale terracotta
Dimensioni altezza 22,5 cm, circonferenza 81 cm
