MUSEO ETNOGRAFICO
Burkina Faso, Mali, Costa d'Avorio, Ghana. I popoli dell'Africa occidentale, gli oggetti della loro tradizione, a Chieri.
Maschere, sculture, ornamenti e oggetti di uso quotidiano raccolti nel corso di decenni di presenza diretta dei Fratelli della Sacra Famiglia in Africa occidentale. Ogni pezzo appartiene a un sistema di valori, a una pratica sociale, a una visione del mondo.
Un museo per incontrare i popoli dell'Africa dell'ovest
Da molti decenni i Fratelli della Sacra Famiglia e i loro collaboratori vivono in Burkina Faso e in altri paesi dell'Africa dell'ovest, con un lavoro fatto di annuncio e di sostegno alla crescita delle persone. Da questa presenza è nato, poco a poco, l'interesse per la cultura dei popoli incontrati, nella convinzione che una persona si può capire davvero solo dentro la sua cultura, avvicinandosi con rispetto e attenzione al suo mondo.
È così che, con tutta la fatica delle distanze e dei lunghi viaggi, sono stati raccolti gli oggetti che oggi formano questo museo, scelti perché raccontano, in modo simbolico, i valori profondi delle comunità con cui i Fratelli hanno condiviso la vita. Portare queste testimonianze così lontano dalla loro terra ha un doppio scopo, far conoscere culture troppo poco conosciute e aprire uno sguardo più largo sul mondo.
Una terra di popoli e di scambi
Gli oggetti del museo vengono dalla vasta savana sudanese, la terra di mezzo che si distende tra il margine meridionale del Sahara e le foreste che scendono verso il Golfo di Guinea. È una terra di grandi pianure, attraversata da fiumi come il Niger, dove per secoli si sono incontrate genti venute da ogni direzione, con lingue, religioni e usanze diverse. Da quegli incontri, tra il dodicesimo e il sedicesimo secolo, nacquero grandi regni e una straordinaria fioritura, ricordata come l'età d'oro dell'Africa nera.
Proprio il continuo contatto tra i popoli è la chiave per leggere queste opere. Forme, stili e tecniche passavano da un gruppo all'altro, si mescolavano e si influenzavano a vicenda molto più di quanto si creda, tanto che un oggetto mossi può richiamare i vicini kurumba e una maschera gurunsi ritrovarsi tra i bwa o i bobo. Il museo raccoglie testimonianze del Burkina Faso e dei paesi vicini e le presenta divise per territori, il Burkina Faso, il Mali, la Costa d'Avorio e il Ghana.
La statuaria
Insieme alle maschere, la statuaria è il cuore della tradizione artistica di questi popoli. Le statue raffigurano soprattutto gli antenati, perché nel legame di parentela, che unisce i vivi e si estende fino ai defunti, l'antenato resta una forza viva e un ponte tra la comunità e il divino. Pur nelle differenze tra un popolo e l'altro, queste figure condividono un modo di sentire il mondo in cui l'uomo e Dio restano sempre in rapporto attraverso la forza degli avi.
Alcuni tratti tornano spesso. La figura tende a un'immagine ideale più che a un ritratto, è frontale e si sviluppa in verticale seguendo la forma del ramo o del tronco. Il personaggio è colto in un gesto della vita quotidiana o del rito, in una posa ferma che sembra però sul punto di muoversi, con un'espressione distaccata, quasi sognante. Spesso le proporzioni non sono rispettate, e la testa, il corpo e i centri vitali vengono ingranditi per dirne l'importanza.
Le maschere
La maschera raccoglie e trattiene le forze misteriose che, attraverso gli spiriti, arrivano dai defunti, e per questo accompagna da secoli la vita rituale di queste comunità. Compare nelle cerimonie che seguono i cicli della natura e i momenti della famiglia e del clan, dalle feste agricole ai funerali, dalle iniziazioni alla memoria degli antenati. Chi la indossa smette di essere sé stesso e diventa lo spirito che rappresenta.
Quasi sempre unisce tratti umani e animali, e si arricchisce di colori e di ornamenti come la rafia, i cauri, le perline, le pelli e le barbe di fibre. Tra le forme più diffuse ci sono la maschera ritratto, che raffigura una persona importante, il volto con un supporto da tenere in mano, la maschera copricapo posata sul capo come un cappello, la grande tavola o paletta traforata e dipinta a motivi geometrici, la maschera a farfalla con due tavole aperte ai lati e quella a casco, indossata come un elmo.
Gli ornamenti
Fin dai tempi più antichi ogni cultura ha lasciato un segno sul corpo. Le scarificazioni, i tatuaggi e i gioielli non sono soltanto bellezza, ma un linguaggio che dice l'appartenenza a un gruppo, l'età, la condizione sociale, e spesso hanno anche il compito di proteggere dal male. Lo stesso ornamento si ritrova sugli amuleti, sulle statue e sulle maschere.
Inventiva, abilità e immaginazione hanno prodotto una grande varietà di oggetti, a volte preziosi, con i materiali più diversi, l'oro e l'argento, l'avorio e il legno, le fibre vegetali, i semi, le pelli, le piume, le pietre, la pasta di vetro, la terracotta, le conchiglie, il cauri e il corallo. A ogni materiale, colore e figura si lega un significato che nasce dalla tradizione e dal racconto delle origini, e che porta con sé la fede e i valori di chi ha creato l'oggetto.
Uno spazio di incontro
Per molto tempo i musei hanno guardato a questi oggetti dall'alto, come a semplici curiosità da ordinare in una vetrina, e i popoli che li avevano creati non avevano voce. Oggi lo sguardo è cambiato. Al posto della distanza c'è il dialogo, e le altre culture non sono più oggetti muti da classificare ma interlocutori di una conversazione aperta a tutti.
Scoprire ciò che unisce culture lontane aiuta a riconoscere l'uguale dignità di ogni persona e la possibilità di una fratellanza che rispetta le differenze. Anche per questo il museo non è solo una raccolta di opere, ma un luogo di incontro, dove la bellezza di questi oggetti diventa una porta per avvicinarsi ad altri popoli e alla loro apertura verso il mistero e verso Dio.
Le opere sono custodite presso l'Istituto dei Fratelli della Sacra Famiglia a Chieri, in provincia di Torino, e si possono visitare su prenotazione.
